Educazione Attiva

“Educare è credere nel cambiamento “

Credo fortemente che un’educazione equilibrata possa cambiare il percorso di una persona ed evitare l’insorgere di sofferenze future. Un’educazione che conduca il bambino alla conoscenza di sé, che tragga fuori il suo potenziale e la sua autentica personalità, perché diventi un adulto felice e consapevole, competente, positivo, emotivamente stabile, capace di muovere i suoi passi nel mondo con sicurezza e in piena autonomia, conscio di essere un individuo nella collettività, capace di rispettare l’ambiente in cui vive e le persone che ne fanno parte, senza dimenticare se stesso e la ricchezza e bellezza della propria individualità. Quella in cui credo è un’educazione alla vita e per la vita che dura tutto l’arco della propria e altrui esistenza, perché è in continua evoluzione e cambiamento, proprio come lo sono le persone e la vita stessa.

Credo fortemente che un’educazione equilibrata possa cambiare il percorso di una persona ed evitare l’insorgere di sofferenze future. Un’educazione che conduca il bambino alla conoscenza di sé, che tragga fuori il suo potenziale e la sua autentica personalità, perché diventi un adulto felice e consapevole, competente, positivo, emotivamente stabile, capace di muovere i suoi passi nel mondo con sicurezza e in piena autonomia, conscio di essere un individuo nella collettività, capace di rispettare l’ambiente in cui vive e le persone che ne fanno parte, senza dimenticare se stesso e la ricchezza e bellezza della propria individualità. Quella in cui credo è un’educazione alla vita e per la vita che dura tutto l’arco della propria e altrui esistenza, perché è in continua evoluzione e cambiamento, proprio come lo sono le persone e la vita stessa.

Cos'è l'educazione attiva?

Il bambino è attore protagonista del suo sviluppo!

 

L’educazione attiva considera il bambino o la bambina, il ragazzo o la ragazza come parte attiva del processo educativo, protagonista del suo sviluppo e del suo apprendimento, le cui capacità si sviluppano soprattutto attraverso l’azione, il fare diretto, l’esperienza pratica, tanto da parlare di autoeducazione. L'insegnamento diviene attivo, stimolando l'attiva partecipazione del ragazzo al processo formativo con attività che rendono più concreto, spontaneo e agevole l'apprendimento.

L’insegnante e l’educatrice, da operatori di trasmissione di regole e saperi, diventano mediatori e facilitatori della comunicazione, capaci di far fare esperienze e di accompagnarne l’elaborazione.

Introducono il bambino ad un rapporto creativo col mondo, mettendolo in grado di fare esperienze che lo avvalori e che gli insegni di poter influenzare la realtà che lo circonda. L’ambiente in cui vive ottiene quindi un ruolo centrale nell’attività educativa, perché le sue potenzialità raggiungono la massima pienezza grazie all'interazione fisica e cognitiva con esso. Le ricerche neuroscientifiche hanno confermato che la mente dell'uomo non è separata dal corpo, ma prende forma e si determina come il risultato di un cambiamento continuo, stabilito da tutto ciò che apprende entrando in contatto con il contesto sociale, ambientale e culturale di cui fa parte. 

L’educazione attiva rifiuta di dichiarare perso, incapace o “malato” un bambino. L’educatrice sa che qualcosa si potrà sempre fare perché punta sull’educabilità, e si attiva per trovare soluzioni e metodi per fare il possibile per aiutarlo. Lo farà creando una relazione di fiducia dove l’altro deciderà spontaneamente di seguirla.

A sostenere tutto ciò furono, in tempi antichi, Erasmo da Rotterdam, Comenius, le Petites Ecoles di Port Royal, successivamente Rousseau, Roger Cousinet, C. Freinet (Francia), Pestalozzi (Svizzera), Froebel, Kerschensteiner (Germania), John Dewey, W.H. Kilpatrick, C.W. Washburne (USA), Baden Powell (Regno Unito), Maria Montessori (Italia), O. Decroly (Belgio), Gandhi e R. Tagore (India), A.S. Makarenko (URSS), Emmy Pikler (Ungheria) che mette a punto la possibilità di una relazione educativa cooperativa fra l’adulto e il bambino fin dai primi mesi di vita, quando il corpo è il solo strumento attraverso il quale un bambino percepisce, pensa, si esprime.

Chi è l’Educatore Professionale Socio-Pedagogico?

 

 

L'educatore professionale socio-pedagogico è un professionista dell'educazione e della formazione dell'Uomo pronto a sostenervi nel vostro ruolo di genitori e a coadiuvare i vostri figli nel loro percorso di formazione/istruzione e di crescita. Opera in ambito educativo, formativo e pedagogico in rapporto a qualsiasi attività svolta in modo formale, non formale e informale, nelle varie fasi della vita, in una prospettiva di crescita personale e sociale, con l’utilizzo di metodologie proprie della professione, in regime di lavoro autonomo, subordinato o mediante forme di collaborazione. È un professionista che svolge funzioni intellettuali con propria autonomia scientifica e responsabilità deontologica, con l’uso di strumenti conoscitivi specifici di tipo teorico e metodologico, per la progettazione, programmazione, intervento e valutazione di interventi educativi e supervisione, indirizzati alla persona e ai gruppi, in vari contesti educativi e formativi, per tutto il corso della loro vita, nonché con attività di consulenza educativa, di didattica, di ricerca e di sperimentazione. L’educatore professionale socio-pedagogico può operare in qualità di libero professionista in tutti i settori previsti dal ruolo.

 

Fonte https://it.wikipedia.org/wiki/Educatore_professionale_socio_pedagogico#:~:text=L'Educatore%20professionale%20socio%2Dpedagogico,prospettiva%20di%20crescita%20personale%20e

Chi è il Tutor Bes e DSA?

 

 

Il Tutor è un professionista che fornisce un supporto specializzato per aiutare l’alunno in difficoltà a svolgere i compiti assegnati per casa dalla scuola. È una persona competente e super partes che collabora con la famiglia, la scuola e gli specialisti che seguono l’alunno per percorsi diagnostici e di potenziamento in ambito clinico. Favorisce l’autonomia e la consapevolezza dei punti di forza e di debolezza del bambino, in un’ottica di prevenzione del disagio psicologico secondario alle difficoltà che quest’ultimo presenta. Il Tutor, come gli altri professionisti della relazione d’aiuto, è tenuto al rispetto del segreto professionale.

Le sue conoscenze di base riguardano:

  • Percorsi di apprendimento scolastico;
  • Conoscenza basilare della normativa BES (Bisogni Educativi Speciali);
  • Strategie metodologico-didattiche in relazione alle varie discipline;
  • Difficoltà e Disturbi Specifici di Apprendimento - DSA;
  • Metodologie, strumenti compensativi e dispensativi in relazione alle varie difficoltà.

Ognuno è un genio.

Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità

di arrampicarsi sugli alberi,

passerà tutta la sua vita a credersi stupido.